Autostima

Che cosa significa avere una buona autostima? Quali invece i campanelli d’allarme di una mancanza? Si può recuperare la stima di sé? Perché la tematica è particolarmente cara al mondo femminile?

Partiamo dal significato etimologico della parola, il verbo latino “aestimare” significa “determinare il valore di” “avere opinione su” e da alcune espressioni condivise dal senso comune “avere fiducia in se stessi”, “volersi bene”, “credere nelle proprie potenzialità”.

Dal punto di vista psicologico l’autostima è elemento fondamentale per stare in relazione, ciò che ci fornisce sostegno per muoverci verso la novità, affrontare le difficoltà quotidiane, sperimentare l’incontro, assumersi responsabilità, portare avanti le nostre intenzioni e compiere delle scelte.

I segnali di difficoltà invece, si possono cogliere quando iniziamo a convivere con vissuti quali l’insoddisfazione di se stesse/i e per le proprie azioni, senso di inadeguatezza generale che può sfociare in frasi del tipo “non sono abbastanza”, a vivere con sofferenza qualsiasi confronto con gli altri accumulando così sentimenti di colpa, vergogna o solitudine. Più tempo trascorreremo in queste indentificazioni più sentiremo di perdere il nostro potere personale e, quasi inevitabilmente lo “consegneremo” nelle mani di altri ai quali chiederemo, in maniera più o meno esplicita, di farci stare meglio, ma così facendo ci “condanneremo” ad una sorta di dipendenza.

L’autostima risiede nei nostri corpi ancor prima che nelle nostri menti, o meglio è un tutt’uno mente-corpo perché è nel corpo che si incarnano i sentimenti, positivi e negativi, che ciascuno di noi prova per se stesso. Senza questo assunto teorico non è possibile fare un lavoro profondo di accrescimento della stima di sé.

Lavorare sull’autostima significa innanzitutto partire dall’interno, dalla propria intima verità, abbandonare l’immagine di sé costruita dal confronto con l’ambiente esterno, sebbene -è importante ricordare- i feedback che riceviamo dagli altri (genitori, familiari, amici), soprattutto nelle prime fasi di vita, sono fondamentali per il processo di auto-riconoscimento e di crescita.

Allargando ora un po’ lo sguardo alla società in cui viviamo possiamo accorgerci di quanto ancora essa sia intrisa di cultura patriarcale, come ci ricordano le parole di Elena Gianini Belotti nel libro -Dalla parte delle bambine, Feltrinelli, Milano, 2002- “La cultura alla quale apparteniamo (…) si serve di tutti i mezzi a sua disposizione per ottenere dagli individui dei due sessi il comportamento più adeguato ai valori che le preme conservare e trasmettere”(…).

In contrapposizione a tale richiesta è possibile affrancarsi dalle modalità limitanti e stereotipate della nostra società e trovare la strada per la propria realizzazione personale. Se nel corso di questo percorso è possibile attraversare un disagio emotivo, che tocca in modo imperante la percezione di sé, è importante ricordare che la via per il cambiamento è dentro ciascuna donna (o uomo) e il primo passaggio da compiere è quello di imparare ad ascoltandosi, sentirsi, percepire cosa accade intimamente. E poi, se lo si desidera, avviare un processo di conoscenza profonda delle proprie modalità di stare in relazione per accettare la propria diversità e riscoprirla come risorsa, sperimentare la propria bellezza di donna (o uomo), relazionarsi nella consapevolezza dei propri bisogni personali e delle proprie potenzialità.

Ricercare vie alternative per arrivare a se stesse ed accrescere la propria autostima è un percorso femminile e singolare che auguro a tutte le donne (e anche agli uomini)!
Immagine a cura di Simone Frigeri
Testo a cura di Sara Pretalli

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